Cookie Consent by Privacy Policies Generator website FilmMakerFest - ZORRO'S BAR MITZVA
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA DAL 1980
18 NOVEMBRE - 28 NOVEMBRE 2022
EN
RETROSPETTIVA RUTH BECKERMANN
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ZORRO'S BAR MITZVA
martedì 22 novembre

CINETECA MILANO ARLECCHINO
ore 21.40



Austria, 2006
DVCam, 35mm, colore, 90'
V.O: Tedesco, Inglese, Ebraico
 
REGIA
Ruth Beckermann
 
SCENEGGIATURA
Ruth Beckermann
 
FOTOGRAFIA
Nurith Aviv,
Leena Koppe,
André Wanne
 
MONTAGGIO
Dieter Pichler,
Thomas Woschitz
 
SUONO
Günther Tuppinger,
Stefan Holzer
 
PRODUZIONE
Ruth Beckermann Filmproduktion
 
PRODUTTRICE
Ruth Beckermann
 
CONTATTI
sekretariat@ruthbeckermann.com
 
ZORRO'S BAR MITZVA
Cosa significa diventare adulti? La domanda ricorre nelle giornate di Sharon, Thom, Moishy e Sophie, quattro ragazzini di dodici anni che stanno preparando rispettivamente i loro Bar Mitzva e Bat Mitzva. Ciascuno porta in sé culture e modi di porsi rispetto alla religione diversi con l'idea comune che l'entrata nel mondo adulto deve essere una grande festa. Tra la preparazione del rituale - letture, canti, studio del gesto, dell'intonazione della voce, del discorso da pronunciare -, genitori e ragazzini esprimono le proprie aspettative su quel momento cruciale dell'esistenza in cui spesso si proiettano più i desideri dei primi che dei secondi. La festa diviene così lo spazio dove mettere in scena le storie famigliari, le radici più lontane, ciò che si vuole essere e ciò che si vuole dichiarare rispetto alla tradizione condivisa ma appunto differente per ognuno. È una questione identitaria e anche di classe, tutti vorrebbero una “festa speciale” però le disponibilità cambiano. Oltre il rabbino capo e il cantore qualcuno può permettersi un filmmaker, André Wanne, che riprende la festa e realizza anche delle clip nelle quali i ragazzi si presentano come più gli piace. Nei giorni che precedono l'evento ascoltiamo i ragazzi, i padri e con le madri, seguiamo il movimento delle emozioni. C'è la famiglia ortodossa, che pratica le regole nel modo più antico, e quella di Sophie il cui giovane padre racconta la propria storia famigliare: la madre che si era convertita divenendo più dogmatica del padre. Un'altra famiglia ha scelto lo stile “spagnolo”, perché sono sefarditi e il figlio ama l'eroico Zorro. Cambiano gli abiti, i décor, l'allestimento, i luoghi: da Vienna al Muro del pianto, dall'outfit elegante a quello iper-tradizionale, dallo sfarzo a una maggiore semplicità. Nel mezzo si intrecciano altre voci di chi il Bar Mitzvah non lo ha fatto perché era sfollato dall'Iraq in Israele o perché c'era la guerra. «Non sono preoccupato, in fondo si sta insieme ai parenti e agli amici, sarà bello» dice uno dei ragazzini. La macchina da presa di Beckermann entra discreta negli interni, si sofferma sui dettagli, nei silenzi dei giovani protagonisti che sembrano a volte racchiudere una distanza, quasi fossero già entrati nel loro nuovo ruolo. Da lì cerca le crepe, costruisce dei contrappunti, esplora con umorismo la tradizione ebraica illuminandone le molte declinazione e memorie. E alla ritualità intreccia le fantasie dell'adolescenza che possono essere il vestito da Zorro, i bigodini in testa, il trucco con la mamma, scatenarsi nella danza. Un terreno ancora aperto alle possibilità. (Cristina Piccino)
 
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