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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA DAL 1980
27 NOVEMBRE - 6 DICEMBRE 2020
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PETITE FILLE

prima italiana

Francia, Danimarca, 2020
HD, colore, 85'
v.o. Francese
 
REGIA:
Sebastien Lifshitz
 
FOTOGRAFIA:
Paul Guilhaume
 
SUONO:
Yolande Decarsin
 
MONTAGGIO:
Pauline Gaillard
 
PRODUTTORE:
Muriel Meynard
Monica Hellström 
 
PRODUZIONE:
AGAT Films & Cie
 
CONTATTI:
anne-laure.barbarit@mk2.com

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PETITE FILLE
Sasha ha otto anni, lo sguardo pensieroso e intelligente, il volto che si apre spesso in un sorriso. Dentro casa può essere se stessa: una bambina che gioca con le bambole ma anche a calcio con i fratelli, che indossa i suoi abiti colorati, le gonne e i pronomi femminili che le appartengono. Fuori – a scuola, al corso di danza – è ancora intrappolata in un'identità maschile, quello del corpo in cui è nata, che come spiega la mamma Karine, ha rifiutato sin dalla più tenera età, da quando alle cose comincia a essere associata la parola. 
In Petite Fille Sebastien Lifshitz accompagna Sasha e la sua famiglia dalla fine di un anno scolastico a quello successivo: la scuola rifiuta di riconoscere la sua identità femminile, e non le consente di esprimerla – serve un certificato che attesti “clinicamente” che Sasha non è un maschio. La madre e il padre non capiscono questa rigidità di fronte a ciò che a loro è apparso lampante sin da subito, pur ponendosi delle domande inevitabili: “È successo perché desideravo una bambina?”, si chiede Karine. La psicologa specializzata le spiega che non è così. Con lei madre e figlia costruiscono uno dei tanti rapporti da cui è attraversato il film: quello fra Sasha e sua mamma che è determinata a renderla felice, e quelli con i fratelli, il padre, le amiche di scuola in grado di vedere la normalità della sua “diversità. Come le piccole ballerine del corso di danza di cui Sasha – unica a non poter indossare la gonna – imita i gesti e nelle quali vede il riflesso della vera se stessa. 
Il regista è presente al fianco di Sasha nei momenti più intimi, dolorosi o felici, e accompagna con la macchina da presa il processo di scoperta di sé, di costruzione faticosa di un'identità: il semplice eppure sbalorditivo gesto di essere se stesse.

Sebastien Lifshitz (Parigi, 1968) studia storia e nel 1990 comincia a lavorare nel mondo dell'arte contemporanea. Gira il suo primo film, Presque rien, nel 2000. La Traversée (2001) viene presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. Con Wild Side (2004), la storia di una sex worker transessuale, vince il Teddy Award alla Berlinale, dove torna – nella selezione di Panorama - con Plein Sud (2009). Les Invisibles (2012), che raccoglie le storie di undici persone omosessuali nate in Francia fra le due guerre mondiali, partecipa fuori concorso al Festival di Cannes. L'anno successivo Bambi (2013) viene presentato alla Berlinale, dove vince ancora una volta il Teddy Award. Seguono Les vies de Thérèse (2016), in concorso alla Quinzaine e Adolescentes (2019), che debutta al Festival di Locarno.
 
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