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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA DAL 1980
27 NOVEMBRE - 6 DICEMBRE 2020
FUORI FORMATO
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Omaggio all'Austrian Film Museum

Omaggio all'Austrian Film Museum

Omaggio all’Austrian Film Museum

 

Quest’anno le proiezioni di Fuori Formato sono dedicate alla collaborazione con una storica istituzione cinematografica austriaca, l’Austrian Film Museum, che dai suoi esordi è un luminoso punto di riferimento nel campo del restauro, preservazione ed esibizione del medium filmico. Le ragioni per cui il lavoro di questo archivio può essere considerato (verrebbe da aggiungere purtroppo) unico nel suo genere, sono limpidamente esposte nel testo che segue.

Per l’occasione vengono presentati alcuni restauri di film d’avanguardia curati dal Film Museum. La selezione è in linea con l’interesse per la ricerca di Filmmaker Festival e con uno degli assunti che guidano le attività della cineteca viennese, ovvero la funzione fondamentale rappresentata dal film nella modernità, tanto come forma artistica quanto come documento storico.

Nei quattro programmi, che chiamano a raccolta figure fondamentali e marginali (due attributi che non si escludono reciprocamente) dell’avanguardia austriaca e statunitense, storia collettiva e vissuto personale, coscienza politica e ricerca estetica, si richiamano e s’intrecciano in un nodo inscindibile. Da una parte ci sono lavori che affrontano il film come materiale con cui ri-scrivere la Storia, come il dittico del programma Histories, che riunisce un caposaldo della ricerca contemporanea come James Benning e un affascinante sconosciuto come Alfred Kaiser, e il collage novecentesco di Wienfilm 1896-1976 di Ernst Schmidt Jr., che a oggi resta il meno riconosciuto fra i pionieri dell’avanguardia austriaca, a detta di un esperto come Peter Tscherkassky. Dall’altra ci sono i percorsi di due giganti della pellicola, che hanno vissuto e lavorato molto in disparte: For Kurt: Inside Outside Vienna è un omaggio al cinema lirico e matematico di Kurt Kren, che accoglie altri cineasti viennesi come degni compagni del suo genio inquieto; in From the Notebook of... di Robert Beavers la sperimentazione formale e la riflessione su una mente “sperimentale” come Leonardo da Vinci si fondono in un capolavoro dove passato e presente si corrispondono. Il fatto che questo film abbia avuto la sua prima proiezione pubblica a Milano più di quarant’anni fa e vi torni ora in tutto il suo fulgore, dimostra quanto sia cruciale, per quella corrispondenza, il lavoro di chi si dedica a perpetuare, nei suoi caratteri specifici, una cultura del film.

 

Tommaso Isabella

 

Il restauro di un film si conclude sullo schermo 

 

Il passo conclusivo di qualsiasi restauro cinematografico è la proiezione del film che è stato restaurato. Potrà sembrare banale affermarlo esplicitamente, ma nei fatti, oggigiorno, ci troviamo in una temperie culturale che ancora tende a considerare un film come restaurato quando il suo facsimile digitale è caricato su un hard drive – come un “contenuto”, non come un’azione. L’Austrian Film Museum s’impegna a preservare e proiettare lavori nel loro medium originale, in modo che possano continuare a essere messi in atto (e dunque resi “accessibili”) nella forma che li ha resi quello che sono – e in cui originariamente hanno visto la luce della storia.

È molto probabile che questa politica, che può sembrare “singolare” o “purista”, venga presto vista piuttosto come una posizione di semplice buon senso, dato che sempre più si tende ad accettare la differenziazione tra le culture dell’immagine analogica e di quella digitale. Ma è anche importante riconoscere che tali posizioni erano già sostenute nel 1964 quando Peter Kubelka e Peter Konlechner fondarono l’Austrian Film Museum. Hanno sempre ritenuto, per esempio, che lo spazio di esibizione di ogni museo del film dovesse essere un cinema (anziché un allestimento da galleria dove oggetti e documenti, residui della produzione e distribuzione cinematografica, sono esposti in vetrine). Questo significa anche che quando un film viene mostrato in quello spazio, quello che viene esibito non è soltanto la successioni di immagini sullo schermo, ma anche il dispositivo che dona vita a quelle immagini – una sala oscurata, una disposizione che consiste di cabina di proiezione, sedute e schermo, la pellicola e il proiettore.

Mentre le attività di collezione ed esibizione del Film Museum ambiscono a rappresentare il cinema nella sua totalità – dal documentario alla finzione, dai lavori amatoriali ai film industriali – c’è sempre stato una sensibile concentrazione sull’avanguardia, in un arco che va dal cinema sovietico rivoluzionario alla ricca tradizione del New American Cinema e dei suoi successori, passando per il film d’avanguardia austriaco dalle sue origini al presente. I quattro programmi presentati al festival offrono una piccola veduta su questa parte del lavoro di preservazione del museo, con esempi che provengono dagli Stati Uniti e dall’Austria.

 

Alexander Horwath, Alejandro Bachmann

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