Cookie Consent by Privacy Policies Generator website FilmMakerFest - IL PROGRAMMA DI DOMENICA 20
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA DAL 1980
18 NOVEMBRE - 28 NOVEMBRE 2022
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IL PROGRAMMA DI DOMENICA 20

DOMENICA 20

 

ARCOBALENO FILM CENTER

Alle 17.00 le Prospettive di Andrea De Fusco che in Shambala mette in scena il tentativo di montare un film con le immagini girate da un amico in viaggio in Tibet; sempre in viaggio La force di Alberto Baroni, una corrispondenza misteriosa di immagini e parole che si sfiorano e si accarezzano in un viaggio in oriente che pare solo immaginato; infine Le Grand rêve di Irene Dorigotti e i sogni dei suoi tre protagonisti.

CINEMA ARLECCHINO

 

Alle 19.30 un titolo del nostro Concorso Internazionale.
Un atto d’amore e un’ode alla vita si schiudono nella meraviglia di On a eu la journée, bonsoir che Narimane Mani dedica al compagno scomparso, il pittore Michel Hass: il racconto intimo di un universo poetico e quotidiano che fa vibrare corde universali.
La regista algerina ci porta nelle strade di Marsiglia con la luce del sole e gli incontri bizzarri che parlano di sogni; entriamo nella casa che i due abitano fra gli oggetti d'arte, le sculture degli animali create da lui insieme alle figure di carta. E infine poi le confidenze, gli sguardi spensierati, le passeggiate sui viali, le parole (e i silenzi) sussurrati nei giorni della malattia. Frammenti, scorci, corpi in movimento: il tempo si dilata, fa una piroetta, si ferma, riprende a muoversi nei piccolissimi dettagli di ogni gesto che l'accompagna. L'autrice ci porta delicatamente dentro a un universo poetico e insieme quotidiano che ha quasi la forma di una fiaba seguendo un ritmo che è quello dei sentimenti sempre intrecciato però alla  dimensione filmica, al desiderio di trovare una narrazione alla sua materia.

Alle 21.30 sarà con noi Zelemir Zilnik che presenterà Marble Ass (1995), premiato con un Teddy Award alla Berlinale.  La storia di Marlyn, una persona trans “che cerca di portare la pace giocando con molti ragazzi serbi”. Girato durante la guerra dei Balcani e ispirato alla figura di una sex worker trans incontrata a Belgrado dal regista, il film celebra le vite della comunità lgbtq+ nella Jugoslavia del tempo con l'intenzione di spingere le persone a una liberazione in un paese molto conservatore. La sua realizzazione durante la guerra dei Balcani, quando le sanzioni internazionali rendevano difficile anche solo trovare una videocamera, è stata una vera scommessa.Un ritorno speciale a Milano quello del regista di Novi Sad dove era intervenuto nel 1998 a una rassegna dedicata al Sessantotto del cinema e poi a Filmmaker con Kenedi Goes Back Home.

 

SALA GREGORIANUM

Domani prosegue alla Sala Gregorianum la Retrospettiva dedicata Ruth Beckermann con due titoli che ci fanno viaggiare per tutta Europa e oltre. 

Paper Bridge (19.30)

Cosa accade quando le storie della propria vita diventano “la” Storia? A partire da questa domanda che è alla base di ogni suo film, Ruth Beckermann inizia il suo viaggio nella memoria della famiglia in cui si incontrano la diaspora, l'Europa orientale, Israele. Una geografia emozionale e fisica che da Vienna la porta in Romania, in Jugoslavia, nella Repubblica Ceca sulle tracce delle comunità ebraiche, della loro presenza dopo la guerra e prima, ai tempi dell'Impero Austro-Ungarico. Fino, appunto, in Israele che la madre considera la sua “casa”. In un viaggio nella memoria che si mescola con la ricerca di radici, di appartenenza a un Paese che invece sembra rifiutarti.
Come ogni film di Beckermann anche questo è un mondo: attraversando il suo “Ponte di carta” si attraversano epoche, universi, immaginari come se il tempo fluisse davanti ai nostri occhi portandoci in dimensioni che ci sono famigliari e insieme scoperte per la prima volta. Viaggiatrice tra le storie Beckermann sa come appassionarci, le sue immagini sono una continua avventura con cui tesse le trame di una storia mai narrata.

A Fleeting Passage to the Orient (21.30)

Un film che segna una svolta nella poetica di Beckermann. La regista austriaca crea un parallelo fra il viaggio dell'imperatrice Sissiper il continente e il suo, due ricerche, due modi di concedersi al lusso del tempo. Un doppio gioco che nel suo svolgersi porta con sé identità incerte, quelle di chi si sposta e quelle di chi si lascia involontariamente intercettare dal mezzo fotografico. Entrambe sono figure fugaci, sempre in movimento, che non si lasciano facilmente catturare dall’occhio esterno.
Sissi, il mito, la leggenda rappresentata ovunque e conosciuta da tutti non si concede più alla camera dopo aver compiuto i trentuno anni. Nessun ritratto, forse per conservare l'eterna giovinezza.
Ruth, a sua volta, in questo film, attraversa mari, città e deserti, lascia delle impronte. Riprende incontri a loro volta fugaci. Fissa in un istante le esistenze di donne e uomini in un bar, in un mercato, in una piazza. Si getta in uno stato onirico, avvolta da suoni e da voci che parlano una lingua spesso sconosciuta.