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FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA DAL 1980
16 NOVEMBRE - 24 NOVEMBRE 2018
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Milano, 2013: Seize The Time

Autori

Antonio Di Biase

Fatima Bianchi

Giulio Ortolani

Margherita Cascio

Christian Giuffrida

Maria Ruido

Giulia Coccovilli

Letizia Buoso

Francesca Balbo

Titta Cosetta Raccagni

Titoli e raccordo episodi

Giulia Palomba e Valentina Tiziani

Curatela del progetto

Cristina Piccino

Coordinamento e produzione

Ottavia Fragnito e Luca Mosso

Assistenza tecnica

Valentina Tiziani

Grazie a Claudio Grillone

Milano, 2013: Seize The Time

Un film collettvo realizzato all’interno di un workshop condotto da Sylvain George e organizzato da Milano Film Network in collaborazione con Milano Film Festival, Filmmaker e Comune di Milano.

 

Antonio Di Biase, in 01 (5’.37’’) mostra il lato totalitario dell’organizzazione sociale contemporanea, fotografando la città come una grande macchina di controllo capace di ridurre l’umano ai minimi termini;

 

Fatima Bianchi segue con acuta e divertita ironia i tragitti dei turisti che scoprono Milano dall’altro di un bus scoperto in Citysightdancing (9’21”);

 

Giulio Ortolani mette in cortocircuito passato e presente seguendo la proiezione di un vecchio film muto in Luci sull’inferno (9’22’’);

 

Margherita Cascio racconta il risveglio della metropoli in Dove mi fermo (13’);

 

Christian Giuffrida pedina un moderno lavoratore immigrato in Libero mercato (8’);

 

Maria Ruido verifica la tenuta teorica del pensiero di Gramsci al tempo della globalizzazione in La place et la galerie (La piazza e la galleria) (8’ 41”);

 

Giulia Coccovilli segue con attenzione e senso del ritmo una colorita funzione religiosa in Family Appointment with El Shaddai (10’35”);

 

Letizia Buoso si immerge in un giardino dentro la città, l'esperienza di un'alleanza tra essere umano e natura in Corrispondenze (9' 32'');

 

Francesca Balbo si interroga sul suo passato, sulle rovine che ha lasciato e sulle speranze che si sono liberate in Abitare significa lasciare impronte (12’);

 

Titta Cosetta Raccagni usa il proprio corpo in opposizione alla durezza inanimata e autoritaria della prospettva architettonica in Spazio pubblico urbano: UNTITLED #1 e #2 (6’ 18’’).

 

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