Qu'ils reposent en revolte di Sylvain George, vincitore dello scorso Filmmaker esce dal 14 novembre in sala a Parigi.
Composto da frammenti che riflettono e inviano l'un l'altro, creando così giochi multipli di temporalità e spazialità, questo film mostra, lungo un periodo di tre anni (luglio 2007-gennaio 2010), le condizioni di vita dei migranti a Calais. Allo stesso modo, mostra come le politiche avviate dalla polizia degli stati moderni escano dal campo di applicazione della legge e facciano sorgere zone grigie, interstizi, spazi distinti tra l'eccezione e la regola. Gli individui (li chiamano i "vinti", i paria o la plebe contemporanea: e sono i rifugiati, gli sfollati, i migranti, i sanspapier, ma anche i disoccupati, i giovani di periferia) vengono quindi trattati come criminali, sono spogliati, "denudati" dei diritti fondamentali che li rendono soggetti di diritto e ridotti allo stato di "puri corpi" o "nude vite". Sylvain George li segue con partecipazione e rabbia, interessando una partitura formale che viene dal free jazz e un'attenzione plasica erede della scuola delle avanguardie novecentesche. Un grido di rivolta necessario.